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mercoledì 17 aprile 2013

Mons. Fellay annuncia in modo chiaro la posizione della Fraternità di fronte agli errori moderni

Lettera ad amici e benefattori.

 In questa lettera Mons. Fellay riassume e proclama in modo chiaro e ufficiale la posizione costante della Fraternità di fronte agli errori moderni







Cari amici e benefattori,
già da molto tempo questa lettera avrebbe dovuto pervenirvi, ed è con gioia, in questo tempo pasquale, che vorremmo fare il punto ed esporre qualche riflessione sulla situazione della Chiesa.

Come sapete, la Fraternità si è trovata in una posizione delicata durante una parte dell’anno 2012, in seguito all’ultimo tentativo di Benedetto XVI di cercare di normalizzare la nostra situazione. Le difficoltà sono venute, da una parte, dalle esigenze che hanno accompagnato la proposta romana – le quali, come sempre, non possiamo e non vogliamo sottoscrivere -, e d’altra parte, da una mancanza di chiarezza da parte della Santa Sede che non permetteva di conoscere esattamente la volontà del Santo Padre, né ciò che era disposto a concederci. La confusione causata da queste incertezze si è dissipata a cominciare dal 13 giugno 2012, con una conferma netta, il 30 dello stesso mese, tramite una lettera dello stesso Benedetto XVI che esprimeva chiaramente e senza ambiguità le condizioni che ci avevano imposto per una normalizzazione canonica.
Queste condizioni sono di ordine dottrinale; esse portano all’accettazione totale del Concilio Vaticano II e della messa di Paolo VI. E quindi, sul piano dottrinale, come ha scritto Monsignor Agostino di Noia, vice-presidente della Commissione Ecclesia Dei, in una lettera indirizzata ai membri della Fraternità San Pio X alla fine dell’anno scorso, noi siamo sempre al punto di partenza, lo stesso che si poneva negli anni ’70.
Noi dobbiamo purtroppo sottoscrivere questa constatazione delle autorità romane, e riconoscere l’attualità dell’analisi di Monsignor Marcel Lefebvre, fondatore della nostra Fraternità, che non è mai cambiata nei decenni che hanno seguito il Concilio, fino alla sua morte. La sua percezione molto giusta, sia teologica sia pratica, vale ancora oggi, dopo cinquant’anni dall’inizio del Concilio.
Noi vorremmo ricordare questa analisi che la Fraternità San Pio X ha sempre fatto propria e che  rimane il filo conduttore della sua posizione dottrinale e della sua azione: pur riconoscendo che la crisi che scuote la Chiesa ha anche delle cause esteriori, è proprio il Concilio stesso l’agente principale della sua auto-distruzione.
Dopo la fine del Concilio, Monsignor Lefebvre illustrò, in una lettera al Cardinal Alfredo Ottaviani del 20 dicembre 1966, i danni causati dal Concilio alla Chiesa tutta. Li ho già citati nella Lettera agli Amici e Benefattori n°68, del 29 settembre 2005. È utile rileggerne oggi qualche estratto:
« Subito ne sono state tratte le conseguenze, e sono state applicate alla vita della Chiesa:
- I dubbi sulla necessità della Chiesa e dei Sacramenti, comportano la sparizione delle vocazioni sacerdotali.
- I dubbi sulla necessità e la natura della “conversione” di tutte le anime, comportano la sparizione delle vocazioni religiose, la rovina della spiritualità tradizionale nei noviziati, l’inutilità delle missioni.
- I dubbi sulla legittimità dell’autorità e sull’esigenza dell’ubbidienza, provocati dall’esaltazione della dignità umana, dell’autonomia della coscienza, della libertà, fanno vacillare tutte le società, a cominciare dalla Chiesa alle società religiose, alle diocesi, alla società civile, alla famiglia.   L’orgoglio ha per normale conseguenza le concupiscenze degli occhi e della carne. E vedere a che punto di decadenza morale sia giunta la maggior parte delle pubblicazioni cattoliche è forse una delle più spaventose constatazioni della nostra epoca. Senza alcun ritegno, vi si parla della sessualità, della limitazione delle nascite con tutti i mezzi, della legittimità del divorzio, dell’educazione in ambienti misti, del flirt, dei balli come mezzi necessari per l’educazione cristiana, del celibato dei preti, ecc.
- I dubbi sulla necessità della grazia per essere salvati, provocano la disistima del battesimo, rimandato ormai a più tardi, l’abbandono del sacramento della penitenza. Peraltro, qui si tratta soprattutto dell’attitudine dei preti e non dei fedeli. Lo stesso dicasi per la Presenza Reale, sono i preti che agiscono come se non vi credessero più: nascondendo il Santissimo Sacramento, sopprimendo tutti i segni di rispetto verso di Esso e tutte le cerimonie in Suo onore.
- I dubbi sulla necessità della Chiesa come unica fonte di salvezza, sulla Chiesa cattolica come la sola vera religione, che derivano dalle dichiarazioni sull’ecumenismo e sulla libertà religiosa, distruggono l’autorità del Magistero della Chiesa. Infatti, Roma non è più la “Magistra Veritatis” unica e necessaria.
« Messi con le spalle al muro dai fatti, occorre dunque concludere che il Concilio ha favorito in maniera inconcepibile la diffusione degli errori liberali. 
La fede, la morale, la disciplina ecclesiastica tremano fin nelle fondamenta, secondo la predizione di tutti i Papi.
La distruzione della Chiesa avanza a passi rapidi.  
Il Sommo Pontefice è ridotto all’impotenza dall’autorità esagerata concessa alle conferenze episcopali.   Quanti esempi dolorosi in un solo anno!   E tuttavia solo il Successore di Pietro può salvare la Chiesa. »
Il 24 novembre 1974, in seguito alla visita apostolica al seminario di Ecône, Monsignor Lefebvre ritenne necessario riassumere la sua posizione nella celebre dichiarazione che avrà come conseguenza, qualche mese più tardi, l’ingiusta soppressione canonica della Fraternità San Pio X, che il nostro fondatore e i suoi successori hanno sempre considerato nulla. Questo testo capitale si apriva con questa professione di fede, che è quella di tutti i membri della Fraternità:
<<Noi aderiamo con tutto il cuore, con tutta la nostra anima alla Roma cattolica, guardiana della Fede cattolica e delle tradizioni necessarie al mantenimento di questa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità.
<< Noi rifiutiamo di contro, e abbiamo sempre rifiutato di seguire, la Roma della tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e, dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono venute.
<< Tutte queste riforme, in effetti, hanno contribuito ancora alla demolizione della Chiesa, alla rovina del Sacerdozio, all’annientamento del Sacrificio e dei sacramenti, alla scomparsa della vita religiosa, ad un insegnamento naturalista e teilhardiano nelle università, nei seminari, nelle catechesi, insegnamenti impartiti dal liberalismo e dal protestantesimo condannato più volte dal magistero solenne della Chiesa.>>
E la dichiarazione si concludeva con queste righe:
<< La sola condotta fedele alla Chiesa e alla dottrina cattolica, per la nostra salvezza, è il rifiuto categorico dell’accettazione della Riforma.
<< Ecco perché senza alcuna ribellione, alcuna amarezza, alcun risentimento noi proseguiamo la nostra opera di formazione sacerdotale sotto la stella del magistero di sempre, persuasi che noi non possiamo rendere un servizio più grande alla santa Chiesa cattolica, al sovrano Pontefice e alle generazioni future.>>
Nel 1983, ricordando il senso della battaglia per la Tradizione, Monsignor Lefebvre indirizzava un manifesto episcopale a Giovanni Paolo II, co-firmato da Monsignor de Castro Mayer, in cui denunciava, ancora una volta, le devastazioni causate dalle riforme post-conciliari e lo spirito nefasto che si era sparso ovunque. Egli sottolineava, in particolare, gli argomenti riguardanti il falso ecumenismo, la collegialità, la libertà religiosa, il potere del Papa e la nuova messa:
-         Il falso ecumenismo:
<< Questo ecumenismo è ugualmente contrario agli insegnamenti di Pio XI nell’enciclica Mortalium animos: su questo punto è opportuno esporre e rigettare una certa falsa opinione che è alla radice di questo problema e di questo movimento complesso per mezzo del quale i non-cattolici si sforzano di realizzare un’unione delle chiese cristiane. Coloro che aderiscono a questa opinione citano costantemente queste parole di Nostro Signore Gesù Cristo: “Affinché siano tutti uno… e si farà un solo gregge e un solo Pastore” (Giovanni 17,21 e 10,16) e pretendono che per mezzo di queste parole Gesù esprima un desiderio o una preghiera che non è stata mai realizzata. Essi pretendono, di fatto, che l’unità della fede e del governo, che è una della note della vera Chiesa di Cristo,  praticamente fino ad oggi non è mai esistita e ancora oggi non esiste.

<< Questo ecumenismo, condannato dalla morale e dal diritto cattolico, giunge fino al punto di consentire la ricezione dei sacramenti della penitenza, dell’ eucaristia e dell’ estrema unzione da “ministri non-cattolici” (Canone 844 N.C.) e favorisce “l’ospitalità ecumenica” autorizzando i ministri cattolici ad impartire il sacramento dell’eucaristia a dei non-cattolici.>>

-         La collegialità:

<< La dottrina, già suggerita dal documento Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, sarà ripresa esplicitamente dal nuovo Diritto Canonico (Can. 336); dottrina secondo la quale il collegio dei vescovi unito al Papa gode allo stesso modo del potere supremo nella Chiesa in maniera abituale e costante.

<< Questa dottrina del doppio potere supremo è contraria all’insegnamento e alla pratica del magistero della Chiesa, specialmente nel Concilio Vaticano I (Dz. 3055), e nell’enciclica di Leone XIII Satis cognitum. Solo il Papa ha questo potere supremo che egli comunica nella misura in cui lo ritiene opportuno e in circostanze straordinarie.

<< A questo grave errore si collega l’orientamento democratico della Chiesa, i poteri risiedenti nel “popolo di Dio” così come è definito nel nuovo Codice. Questo errore giansenista è condannato dalla Bolla Auctorem Fidei di Pio VI (Dz. 2602).>>

-         La libertà religiosa:
<< La dichiarazione Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II afferma l’esistenza di un falso diritto naturale dell’uomo in materia religiosa, contrariamente agli insegnamenti pontifici, che negano formalmente una simile blasfemia.

<< Così Pio IX nella sua enciclica Quanta cura e nel Sillabo, Leone XIII nelle sue encicliche Libertas praestantissimum e  Immortale Dei, Pio XII nella sua allocuzione  Ci riesce, ai giuristi cattolici italiani, negano che la ragione e la rivelazione fondino un diritto simile.

<< Il Vaticano II crede e professa, in maniera universale, che “la Verità non può imporsi che per la forza propria della Verità”, ciò si oppone formalmente agli insegnamenti di Pio VI contro i giansenisti del concilio di Pistoia (Dz. 2604). Il Concilio arriva a questa assurdità affermando il diritto di non aderire e di non seguire la Verità, di obbligare i governi civili a non più discriminare per motivi religiosi, stabilendo l’uguaglianza giuridica tra le false e la vera religione. (…)

<< Le conseguenze del riconoscimento da parte del Concilio di questo falso diritto dell’uomo minano le fondamenta del regno sociale di Nostro Signore, scuotono l’autorità e il potere della Chiesa nella sua missione di far regnare Nostro Signore negli spiriti e nei cuori, conducendo il combattimento contro le forze sataniche che soggiogano le anime. Lo spirito missionario sarà accusato di esagerato proselitismo.

<< La neutralità degli Stati in materia religiosa è ingiuriosa per Nostro Signore e la sua Chiesa, quando si tratta di Stati a maggioranza cattolica.>>

-         Il potere del Papa:
<< Certamente il potere del Papa nella Chiesa è un potere supremo, ma  non può essere assoluto e senza limiti, dato che è subordinato al potere divino, che si esprime nella Tradizione, nella Sacra Scrittura e nelle definizioni già promulgate dal magistero ecclesiastico (Dz. 3116).
 << Il potere del Papa è subordinato e limitato al fine per il quale gli è stato conferito. Questo fine è chiaramente definito da papa Pio IX nella Costituzione Pastor aeternus del concilio Vaticano I (Dz. 3070). Costituirà un intollerabile abuso di potere modificare la costituzione della Chiesa e pretendere di appellarsi al diritto umano contro il diritto divino, come nella libertà religiosa, nell’ospitalità eucaristica autorizzata dal nuovo Codice, nell’affermazione dei due poteri supremi nella Chiesa.
<< È chiaro che in questi casi e in altri simili, è un dovere per tutto il clero e i fedeli cattolici di resistere e di rifiutare l’obbedienza. L’obbedienza cieca è un controsenso e nulla assolve dalla responsabilità per avere obbedito agli uomini piuttosto che a Dio (Dz. 3115); e questa resistenza deve essere pubblica se il male è pubblico ed è oggetto di scandalo per le anime (Somma teologica, II, II, 33, 4).
<< Questi sono dei princìpi elementari di morale, che regolano i rapporti dei soggetti con tutte le legittime autorità.
<< Questa resistenza trova altrove una conferma nel fatto che d’ora in avanti coloro che si attengono alla Tradizione e alla fede cattolica siano penalizzati, e che coloro che professino delle dottrine eterodosse o compiano dei veri sacrilegi non se ne preoccupino in alcun modo. E’ la logica dell’abuso di potere. >>
 -         La nuova messa:
<< Contrariamente agli insegnamenti del Concilio di Trento nella sessione XXII, contrariamente all’enciclica Mediator Dei di Pio XII, si è esagerato lo spazio dei fedeli nella partecipazione alla messa e diminuito lo spazio del sacrificio propiziatorio. Si è esaltata la cena comunitaria laicizzandola, a spese del rispetto e della fede nella presenza reale della transustanziazione.
<< Sopprimendo la lingua sacra, sono stati pluralizzati all’infinito i riti rendendoli profani a causa di apporti mondani o pagani e sono state divulgate false traduzioni, a spese della vera fede e della vera pietà dei fedeli. >>

Nel 1986, a proposito dell’incontro interreligioso di Assisi, che costituì un incredibile scandalo nella Chiesa cattolica, e soprattutto una violazione del primo di tutti i comandamenti - << adorerai un solo Dio>> - in cui si vide il Vicario di Cristo invitare i rappresentanti di tutte le religioni a invocare i loro falsi dei, Monsignor Lefebvre protestò con veemenza. Dirà anche di aver visto in questo evento insopportabile per tutti i cuori cattolici, uno dei segni che egli aveva domandato al Cielo, prima di poter procedere ad una consacrazione episcopale.
Nella Lettera ad Amici e Benefattori n° 40 del 2 febbraio 1991, don Franz Schmidberger, secondo superiore generale della Fraternità San Pio X, riprende l’argomento e ribadisce la posizione cattolica in un piccolo compendio degli errori contemporanei opposti alla fede. E noi abbiamo chiesto a qualche confratello di riassumere in una sorta di vademecum l’insieme di questi punti in diverse opere pubblicate da allora, tra cui il notevole Catechismo della crisi della Chiesa di don Matthias Gaudron (Edizioni Rex Regum).
Oggi, sulla stessa linea, non possiamo che ripetere ciò che Monsignor Lefebvre e don Schmidberger dopo di lui hanno affermato. Tutti gli errori che hanno denunciato, noi li denunciamo. Supplichiamo il Cielo e le autorità della Chiesa, in particolare il nuovo Sommo Pontefice, Papa Francesco, Vicario di Cristo, Successore di Pietro, di non lasciare che le anime si perdano perché non ricevono più la sana dottrina, il deposito rivelato, la fede, senza la quale niente può essere salvato, niente può piacere a Dio.
A cosa serve dedicarsi agli uomini se si nasconde loro l’essenziale, lo scopo e il senso della loro vita, e la gravità del peccato che da ciò li allontana? La carità per i poveri, i più indifesi, gli infermi, i malati, è sempre stata una preoccupazione reale per la Chiesa, e non bisogna dispensarsene, ma se ciò si riducesse a pura filantropia e ad antropocentrismo, allora la Chiesa non compirebbe più la sua missione, non condurrebbe più le anime a Dio, cosa che non si può fare realmente se non in virtù dei mezzi soprannaturali, la fede, la speranza, la carità, la grazia. E quindi con la denuncia di tutto ciò che vi si oppone: gli errori contro la fede e contro la morale. Infatti, se, nonostante questa denuncia, gli uomini peccano, sono dannati per l'eternità. La ragion d’essere della Chiesa è di salvarli e di evitare il male della loro dannazione eterna.
Ovviamente, ciò non farà piacere al mondo, che si rivolta contro la Chiesa, spesso con violenza, come ci mostra la storia.
Eccoci dunque a Pasqua 2013, e la situazione della Chiesa resta quasi invariata. Le parole di Monsignor Lefebvre assumono un accento profetico. Tutto si è realizzato, e tutto continua con grande danno delle anime che non ascoltano più dai loro pastori il messaggio di salvezza.
Senza lasciarci sconfortare, sia per la durata di questa crisi terribile, sia per il numero di sacerdoti, di vescovi che continuano l’auto-distruzione della Chiesa, come riconobbe Paolo VI, noi continuiamo, nella misura dei nostri mezzi, a proclamare che la Chiesa non può cambiare né i suoi dogmi, né la sua morale. Perché non si possono colpire le sue venerabili istituzioni senza provocare un disastro. Se certe modifiche accidentali sulla forma esteriore devono essere fatte – come naturalmente si produce in tutte le istituzioni umane - esse non possono in alcun caso essere fatte in opposizione ai princìpi che hanno guidato la Chiesa per tutti i secoli precedenti.
La consacrazione a San Giuseppe, decisa dal Capitolo generale nel luglio 2012, arriva proprio in un momento decisivo. Perché San Giuseppe? Perché è il patrono della Chiesa cattolica. Egli continua ad avere per il Corpo mistico il ruolo che Dio Padre gli aveva affidato nei confronti del suo Divin Figlio. Essendo Gesù Cristo il Capo della Chiesa, testa del Corpo mistico, ne consegue che colui che era incaricato di proteggere il Messia, Figlio di Dio fatto uomo, vede la sua missione estendersi a tutto il Corpo mistico.
Così come il suo ruolo è stato molto discreto e in gran parte nascosto – pur essendo pienamente efficace - così il ruolo di protettore – efficacissimo anche sulla Chiesa - viene eseguito nella massima discrezione. È solo nel corso dei secoli che si è manifestata in modo sempre più chiaro la devozione a San Giuseppe. Uno dei più grandi santi, uno dei più discreti. Sull’esempio di Pio IX, che lo dichiarò patrono di tutta la Chiesa, sull’esempio di Leone XIII che confermò questo ruolo e introdusse la magnifica Preghiera a San Giuseppe, patrono della Chiesa universale - che noi recitiamo tutti i giorni nella Fraternità - sull’esempio di San Pio X, che aveva una devozione specialissima per San Giuseppe, di cui portava il nome, noi vogliamo fare nostre, in questo momento drammatico della storia della Chiesa, questa devozione e questo patrocinio.
Cari Amici e Benefattori della Fraternità San Pio X, vi benedico di tutto cuore, esprimendo la mia gratitudine per le vostre preghiere e per la vostra generosità a favore dell’opera di restaurazione della Chiesa intrapresa da Monsignor Lefebvre. E ancora di più, domando a San Giuseppe di ottenervi le grazie divine di cui le vostre famiglie hanno bisogno per rimanere fedeli alla Tradizione cattolica.
+ Bernard Fellay
 Marzo 2013

 pubblicato su: http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=929:lettera-ad-amici-e-benefattori&catid=58&Itemid=64

mercoledì 13 marzo 2013

Habemus papam? Papa Francesco elezione di dubbia origine divina...

L'allora Cardinal Bergoglio oggi Papa Francesco si fece imporre le mani da carismatici protestanti, la sua elezione può mai essere... di origine divina ?

Il Cardinal Bergoglio si fa imporre le mani da carismatici protestanti

martedì 12 marzo 2013

Tradizione.biz riapre!

                        Tradizione.biz riapre! 


Tradizione.biz, dopo un anno di chiusura, l'8 Maggio 2013 riapre! Non sarà più un forum, ma un Portale di attualità (cattolicesimo, esteri, cultura e società e molto altro) e di formazione!
La battaglia continua....




 Pronti alla Buona Battaglia per Cristo Re.
 A noi la battaglia, a Dio la vittoria! 

domenica 10 marzo 2013

La FSSPX e la crisi nella Chiesa

La Fraternità San Pio X e la crisi nella Chiesa

 

 di don Régis de Caqueray

Una profonda ingiustizia

Il trattamento che la gerarchia della Chiesa cattolica infligge alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, da più di quarant’anni fino ad oggi, deriva da una profonda ingiustizia.

Lo notiamo senza alcuna amarezza, perché ci ricordiamo dell’ottava beatitudine: «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (1). Ma il beneficio spirituale che noi speriamo derivi dalla nostra situazione, non deve impedirci di desiderare ardentemente che coloro che si sono persi desistano dall’errore. Per la salvezza di tutte le anime erranti, noi imploriamo il Cielo che risuoni ben presto il trionfo della verità insieme col rintocco a morte di questa ingiustizia.

Nell’attesa, la nostra cara Fraternità resta sempre emarginata perché si rifiuta «di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono scaturite» (2).
Ancora oggi, essa continua ad essere accusata dello stesso crimine; ancora oggi, basterebbe che essa apponesse la sua firma su una formula d’adesione alla riforma dottrinale del concilio e alla riforma liturgica della Messa, perché la sua reintegrazione fosse approvata. Perché ostinarsi a non apporla? Perché Mons. Fellay non ha raccolto la mano che Benedetto XVI gli ha teso in quest’anno 2012? E adesso il momento favorevole è passato, poiché egli non è più il Papa!
Perché Mons. Fellay non ha raccolto la mano che Benedetto XVI gli ha teso in quest’anno 2012?

Perché? Perché questo Papa obbligava la Fraternità a riconoscere la liceità della nuova Messa e il concilio Vaticano II come facente parte integrante della Tradizione.
È veramente necessario comprendere in profondità i motivi per i quali l’accettazione di tali condizioni ci è moralmente impossibile. Esse ci sottometterebbero alla nuova religione che noi abbiamo sempre combattuta e avvelenerebbero gravemente le nostre anime.

Vorremmo ridire qui perché il sottometterci all’una e all’altra di queste due condizioni è inconcepibile, perché ognuno tenga bene a mente i motivi di fondo che giustificano il perseverare su questa linea di cresta che segue la Fraternità.


Innanzi tutto, per quanto riguarda la nuova Messa, facciamo nostra la gravissima conclusione alla quale pervennero i cardinali Ottaviani e Bacci, ancor prima della sua promulgazione: «Essa rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa» (3).
La Fraternità rimane sulla scia di questo primo manifesto di protesta contro la nuova Messa. Essa afferma (4) in particolare che la nuova liturgia fa sparire il carattere propiziatorio del Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo sulla Croce (5) e che questa cancellazione volontaria operata nella liturgia, costituisce un tradimento dello spirito della Sua divina oblazione. Il motivo più profondo della venuta del Figlio di Dio sulla terra per patire la Sua Passione, nella nuova Messa è cancellato. Mentre Egli si è incarnato per offrire Se stesso come vittima espiatoria ed è morto sulla Croce a causa dei nostri peccati, Dio «per placare Dio e rendercelo propizio» (6), la nuova Messa ha soppresso questa finalità propiziatoria del Sacrificio, che invece rappresentava la quintessenza dello spirito cattolico. Non bisogna quindi stupirsi se affermiamo che la nuova Messa, anche senza le particolari derive che spesso la caratterizzano in nome del principio di creatività liturgica, e anche quando è celebrata da un prete devoto, non può essere gradita a Dio. Non reagiamo in maniera emozionale a questa affermazione molte volte ripetuta da Mons. Lefebvre, ma cerchiamo di comprendere perché questa conclusione oggettiva si impone. Il nuovo rito non esprime più il Sacrificio redentore del nostro divino Salvatore, come si è svolto realmente sulla Croce, nonostante i suoi autori pretendano, per principio, di aver conservato questa fedeltà. Di conseguenza, questo nuovo rito inganna gravemente le anime, che pensano di assistere alla Messa rimasta sostanzialmente immutata, mentre in realtà si trovano alle prese con una liturgia che è stata distolta dal suo fine. Di nome la nuova liturgia è detta cattolica, ma per il suo contenuto, di fatto non lo è. Il colpo da maestro di Satana consiste nel fatto che oggi si ritiene cattolica una liturgia più vicina alla cena protestante che alla Messa cattolica.
Questo rito, indicato oggi come la forma ordinaria del rito romano, non solo non veicola più la religione cattolica, ma distilla una religiosità tutta umana, che solo a stento a menziona che l’uomo è innanzi tutto un povero peccatore e che il suo dovere  è di lottare senza posa contro le tre concupiscenze per conseguire la salvezza. In realtà, i testi della nuova Messa celebrano l’uomo e il suo lavoro sulla terra. Invano si cercherebbero le antiche orazioni, così frequenti nel Messale tradizionale, che invitavano i cattolici a disprezzare le cose della terra per consacrarsi a quelle del Cielo. Alla dimensione verticale dell’esistenza, la nuova Messa sostituisce una visione orizzontale, profana.
In realtà, sono rari i cattolici che rimangono per tutta la vita dei praticanti assidui della messa riformata. Essa è talmente desacralizzata, che gli uomini che vi cercano realmente Dio non riescono a trovarlo. Molti di loro, disgustati, hanno disertato i santuari riformati, perché appunto non vi hanno più ritrovano la religione della loro infanzia. Non sopportavano più questa esaltazione dell’uomo, spinta fino al punto di dimenticare il Figlio di Dio morto sulla Croce per salvarli. Capivano velatamente che questa Messa non trasmetteva più la religione che era stata loro insegnata.
Qual è stato il loro peccato? È una domanda che ci si può veramente porre. Cos’hanno fuggito? Una nuova religione che voleva velatamente imporsi alla loro coscienza senza dichiarare di essere nuova. Sono spesso queste persone che all’epoca avevano interrotto la pratica domenicale, ad aver conservato la fede, mentre le altre, impregnate Domenica dopo Domenica dei nuovi riti, sono purtroppo diventate adepti della nuova dottrina conciliare. A nuova liturgia... nuova religione!

Noi condanniamo l’equivocità di questa nuova Messa
Essa non esprime più il dogma cattolico. Certo, può essere compresa in maniera cattolica da un cattolico, ma può essere ugualmente compresa in maniera protestante da un protestante.

Com’è possibile una cosa del genere?
Si tratta di una sottile alchimia che passa per il cambiamento delle parole, dei gesti e di molti segni liturgici. Si tratta di edulcorare in maniera quasi sistematica le espressioni troppo apertamente cattoliche e di rimpiazzarle con altre, sufficientemente sfumate da permettere che i protestanti possano comprenderle anche secondo il loro intendimento. È così che si è diminuito il numero e si è attenuata la precisione dei simboli che esprimono i dogmi della presenza sacramentale, del rinnovamento del Sacrificio della Croce, del sacerdozio del ministro. Ormai, si insiste su una presenza solamente spirituale di Cristo tra gli uomini; sull’Ultima Cena, pasto nel corso del quale fu spezzato e diviso il pane; sul ruolo dell’assemblea che celebra con il sacerdote. È assolutamente stupefacente, dal punto di vista storico, constatare come tutte le distorsioni operate dagli artefici della nuova Messa assomiglino, quasi  a confonderle, con quelle operate dai riformatori protestanti per mutare la Messa cattolica nella cena protestante.

La nuova Messa non può quindi essere gradita a Dio, perché è ingannevole, nociva ed equivoca: «Essa non può essere oggetto di una legge che, come tale, obblighi tutta la Chiesa. Infatti, la legge liturgica ha per oggetto il proporre con autorità il bene comune della Chiesa e tutto ciò che è richiesto. La nuova Messa di Paolo VI, che rappresenta la privazione di questo bene, non può essere l’oggetto di una legge: essa è, non solo malvagia, ma illegittima, a dispetto di tutte le apparenze di legalità di cui s’è potuta circondare e di cui ancora la si circonda» (7).
Ci rifiutiamo quindi di ammettere come legittima questa liturgia nociva, che si oppone alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Riteniamo invece la nuova messa illegittima e illecita. Coloro che si santificano assistendovi, lo fanno malgrado essa e non grazie ad essa. Un giorno sarà bandita per sempre dai santuari cattolici.

È per questo che, seguendo Mons. Lefebvre, raccomandiamo vivamente ai nostri fedeli di non assistervi mai attivamente, anche se certe convenienze permettono di esservi con una presenza passiva. Non è certo perché vi si assiste una volta che si possa perdere la fede e quindi non è certo questa la ragione essenziale della nostra opposizione alla nuova messa. Il motivo più profondo per il quale sconsigliamo ai cattolici di assistere alla nuova messa è costituito dal fatto che essa può solo essere sgradita a Dio, così che, in tutta evidenza, i fedeli non devono mai partecipare ad un culto che dispiaccia a Dio, neanche per far piacere ai loro familiari.

Il Vaticano II in fondo ha accarezzato l’utopia che vuole la Chiesa e il mondo darsi la mano perché l’umanità cammini lungo strade nuove
Quanto al concilio Vaticano II, oggi è riconosciuto e abbondantemente provato, anche in ambiti molto distanti dalla Fraternità, che è stato pilotato da dei teologi novatori, la cui preoccupazione non era minimamente quella di esporre la fede. Sono numerosi quelli che l’hanno confessato e ne hanno menato vanto alla fine del concilio. Durante le quattro sessioni del Vaticano II, ciò a cui essi hanno mirato per quanto hanno potuto, è una riconciliazione ufficiale fra la Chiesa e il mondo moderno. Le dichiarazioni conciliari, soggette alla loro forte influenza e spesso ispirate o scritte da costoro, hanno cercato di dissimulare le verità più deplorate dallo spirito moderno, come se ne avessero vergogna e non vi credessero più (8). Invece questi stessi testi hanno espresso ammirazione per il mondo moderno, decantandolo. Ne hanno adottato, non solo il linguaggio e le impostazioni intellettuali, ma le idee stesse, che sono quelle della rivoluzione francese, della dichiarazione dei diritti dell’uomo e delle filosofie moderne. Da allora, il messaggio ufficiale della Chiesa si trova in collusione con lo spirito del mondo.
In definitiva, il Vaticano II ha accarezzato l’utopia che vuole la Chiesa e il mondo darsi la mano perché l’umanità cammini lungo strade nuove. Il vecchio antagonismo di tutti i secoli passati fra la Chiesa e il mondo è finito! Il dialogo, elevato al rango di nuova virtù, permetterebbe ormai di superare i disaccordi, di comprendersi e di arricchirsi mutualmente. Che si tratti del nuovo significato dato alla libertà religiosa e all’ecumenismo o dell’invenzione del dialogo interreligioso e della democratizzazione delle strutture ecclesiali, ci troviamo al cospetto di deviazioni insidiose e ripetute, dedotte dalle filosofie liberali e introdotte nei testi conciliari. Queste nozioni pervertite hanno poi agito a loro volta come delle metastasi su gli altri testi che rimanevano tradizionali.

Il nostro fondatore non esitava a scrivere: «… È più che certo che il Concilio è stato sviato dal suo fine da un gruppo di congiurati e che è impossibile per noi partecipare a questa congiura, nonostante ci siano molti testi soddisfacenti di questo Concilio. Perché i buoni testi sono serviti per fare accettare i testi equivoci, subdoli, corrotti» (9).
Egli scriveva anche: «Che, in modo più o meno generale, quando il Concilio ha introdotto delle innovazioni, ha sconvolto la certezza delle verità insegnate dal Magistero autentico della Chiesa, in quanto appartenenti definitivamente al tesoro della Tradizione» (10).
Aveva davvero ragione il progressista cardinale Suenens, quando scriveva con soddisfazione: «Il Vaticano II è stato il 1789 nella Chiesa».
Questo paragone così verace aiuta a capire perché si è obbligati a riparlare sempre del Concilio. Se la rivoluzione francese costituisce l’avvenimento che ha sconvolto da cima a fondo le istituzioni del nostro paese e passo dopo passo di tutti i paesi del mondo, il concilio Vaticano II costituisce un capovolgimento della stessa portata nella storia della Chiesa. È impossibile comprendere la storia della Chiesa degli ultimi cinquant’anni senza riferirsi ai testi del concilio, che ne forniscono i principi e i grandi orientamenti. L’implosione che si è prodotta da allora nel seno della Chiesa, non potrà terminare fin quando ci si resterà attaccati.
Il più grande disastro che si sia mai prodotto nella storia della Chiesa, non potrà avere fine, fintanto che non si rinuncerà ad ispirarsi a questo concilio, per ritornare alla Tradizione della Chiesa.
Mons. Lefebvre ha anche notato: « “Io accuso il Concilio” mi sembra la risposta necessaria a “io scuso il Concilio” del cardinale Ratzinger! Mi spiego: io sostengo, e lo proverò tra poco, che la crisi della Chiesa si riconduce essenzialmente alle riforme postconciliari emanate dalle autorità più ufficiali della Chiesa e in applicazione della dottrina e delle direttive del Vaticano II. Nulla dunque di marginale o sotterraneo nelle cause essenziali del disastro conciliare!» (11).
Questa riflessione di buon senso dice molto semplicemente che la migliore interpretazione del concilio ci è data dai fatti stessi che l’hanno seguito. Tutte le sapienti contorsioni nelle quali si dibattono certi ermeneuti dei testi conciliari, per salvarli dall’errore, non sono né serie, né utili. I loro tentativi di discolpare il concilio ad ogni costo si ritrovano immediatamente screditati da un ritorno al reale che è crudele. I fatti non mentono. Il campo di rovine è intorno a noi, ci camminiamo in mezzo mentre le ultime mura finiscono di crollare. In avvenire, il discredito graverà sempre più fortemente su coloro che si ostinano a credere che le parole lenitive che si dicono, bastino per eliminare i mali che esistono. Nel far così, costoro fanno del male, poiché allontanano ancora il momento in cui si accetterà di risalire coraggiosamente alle cause profonde dei flagelli che affliggono la Chiesa, per permetterle di rivivere.
Comunque sia, la Fraternità si rifiuta con forza di ammettere che il concilio Vaticano II appartenga alla Tradizione della Chiesa; al contrario, essa dice che su molti punti questo concilio le si oppone diametralmente. È la ragione per la quale il nostro Superiore Generale ha respinto le condizioni avanzate dal Papa per la nostra reintegrazione canonica. Non appena le ha conosciute, Mons. Fellay ha fatto avere a Roma il «non possumus» della Fraternità. Noi gli esprimiamo la nostra riconoscenza per questo rifiuto coraggioso che egli ha indirizzato al Papa. D’altronde crediamo che Benedetto XVI non ne sia rimasto del tutto sorpreso, perché la nostra opposizione alla nuova Messa e al concilio si trova, da sempre, al centro della battaglia della Fraternità.
Iniziamo stasera la nostra novena perché il nuovo papa sia un papa tradizionale.

Per quel che ci riguarda, continuiamo dunque come prima.
Non conosciamo l’avvenire. In Francia è evidente che le cose si disintegrano molto presto. Il cattolicesimo vi si trova sempre più minoritario ed emarginato. I cattolici si contano: ben presto tutti finiranno col conoscersi! Le condizioni imposte ai cattolici da uno Stato ostile diventano brutali, avvilenti, perniciose. Si avvertono dei segnali di persecuzione, provenienti da un governo tra i cui ministri sono molti i settari massoni, particolarmente del Grande Oriente di Francia.
Come reagiremo se in avvenire sopraggiungeranno delle circostanze ancora più difficili e se finirà per prodursi la caccia ai battezzati? Crediamo sia possibile che cominci una caccia all’uomo cattolico. Non sarebbe la prima volta nel nostro paese. Ve ne sono state altre in epoche in cui la Chiesa era anche ben più forte di oggi. Preghiamo gli uni per gli altri per rimanere fedeli alla fede cattolica fino all’ultimo istante della nostra esistenza. Preghiamo perché, se Dio ci facesse l’onore di chiederci la testimonianza del nostro sangue, possiamo ottenere la grazia di non rifiutarglielo, ma di darglielo con riconoscenza.
Soprattutto non crediamo che uno spirito di conciliazione col mondo sarebbe suscettibile di evitare questo conflitto. La storia di tutte le rivoluzioni dimostra che i liberali non sono al sicuro con le concessioni che fanno alla rivoluzione. Essi perdono dapprima il loro onore, ma molto spesso non salvano la loro pelle, a cui tengono particolarmente. La rivoluzione infatti è insaziabile e trova sempre insufficiente ciò che le offrono i liberali. Essa vuole vederli strisciare ai suoi piedi. Ma quando si trovano ridotti così, si dice ancora insoddisfatta e non resiste al piacere di finire quei vinti che disprezza.



Evidentemente non ce lo auguriamo, come speriamo che le prospettive che evochiamo non si producano; ma, in totale serenità interiore, preferiamo evocare la possibilità di queste cose, non per impaurire, ma perché ciascuno si applichi più intensamente alla preghiera e a tutti i suoi doveri. Certamente ci saranno elargite le grazie per domani. È dunque sterile spaventarsi oggi per le croci ignote che dissemineranno gli anni a venire.
Non dimentichiamolo, è  proprio la preghiera, la preghiera sempre più profonda e sempre più generosa; la preghiera che viene dal più profondo dell’animo, essa sola è capace di allontanare queste prospettive, di accorciare i giorni di sventura, di addolcire i castighi divini.
In quest’anno 2013, vi invitiamo specialmente a supplicare San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, perché ponga fine alla crisi della Chiesa. Pensiamo che, ancora oggi in Francia, se i vescovi tornassero ad essere dei vescovi cattolici e coraggiosi, nel nostro paese si avrebbe un immenso slancio religioso, un po’ paragonabile a quello che si produce attualmente in Russia, sfortunatamente nell’ortodossia. Che la fede rinasca, e la Francia rinascerà e si ritroverà rigenerata. Per ottenere queste risorse divinamente feconde, alla nostra Francia basta ritornare ai suoi fonti battesimali.

Il prossimo 9 marzo, al santuario di Cotignac, il Distretto di Francia sarà consacrato a San Giuseppe da Mons. Fellay

Il prossimo 9 marzo, al santuario di Cotignac, il Distretto di Francia sarà consacrato a San Giuseppe da Mons. Fellay. Riunitevi con tutti quelli che lo possono. Poi, il 19 marzo prossimo, sarà consacrata tutta la Fraternità. Vorremmo invitarvi a moltiplicare specialmente i sacrifici e le preghiere in suo onore. Offrire ogni giorno qualcosa di se stessi in onore di San Giuseppe: ecco il programma che vi proponiamo per l’anno 2013! Egli vi colmerà delle sue benedizioni. Invece di privare di onore Nostro Signore o la Santa Vergine, siamo certi che tutto ciò che noi faremo per lui, li riempirà di gioia. Se il Bambino Gesù non ha trovato di meglio su questa terra che affidarsi a questa donna, benedetta fra tutte le donne, perché fosse sua madre, e a quest’uomo, benedetto fra tutti gli uomini, perché fosse suo padre, possiamo stare certi che non potremmo trovare per noi stessi protettori migliori di questi due santi Sposi, preoccupandoci di non separarli nella nostra devozione e amandoli appassionatamente.

Coraggio, cari amici e benefattori: quando i tempi sono duri, Dio fa scendere sulla terra tante di quelle grazie che si finirà (quasi!) per dimenticare perfino la durezza di questi tempi.

Lettera agli amici e benefattori n° 80, marzo 2013

Don Règis de Cacqueray, Superiore del Distretto di Francia
Fonte: La Porte Latine


NOTE

1 – Matteo, 5, 3
2 – Dichiarazione di Mons. Lefebvre del 21 novembre 1974.
3 - Cardinali Ottaviani e Bacci, lettera di presentazione del «Breve esame critico del Novus Ordo Missae» del 5 giugno 1969.
4 - Mons. Lefebvre in «La messe de toujours» p. 257 e ss.
5 - Mons. Lefebvre in «La messe de toujours » p. 270: «Sono stati eliminati dal nuovo ordo tutti i testi che affermavano in maniera molto chiara il fine propiziatorio, fine essenziale del sacrificio della Messa. Vi si trovano ancora una o due leggere allusioni, è tutto. Ora, questo è stato fatto perché il fine propiziatorio è negato dai protestanti. Le preghiere che esprimevano esplicitamente l’idea di propiziazione, come quelle dell’offertorio e quelle pronunciate dal sacerdote prima della comunione, sono state soppresse.»
6 - Catechismo del Concilio di Trento, ed. Cantagalli, 1981, p. 292.
7 - Don Jean-Michel Gleize: Vatican II en débat, p. 63.
8 - Negli ambiti molto diversi, citiamo l’esistenza dell’inferno, la condanna del comunismo, la mediazione universale della Santa Vergine Maria…
9 - Mons. Lefebvre, Accuso il Concilio, ed. Ichthys, Albano, 2002, p. 45.
10 - Mons. Lefebvre, Lettera del 20 dicembre 1966 al Card. Ottaviani.
11 - Mons. Lefebvre, Lo hanno detronizzato, ed. Amicizia Cristiana, Chieti, 2009, p. 241.


fonte: http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=898:la-fraternita-san-pio-x-e-la-crisi-nella-chiesa&catid=88&Itemid=69

Comunicato di Don Régis de Cacqueray



Comunicato del Superiore del Distretto di Francia:messa punto a proposito di una lettera anonima

 Il Superiore del Distetto di Francia della Fraternità Sacerdotale San Pio X
è Don Régis de Cacqueray

Il comunicato è stato pubblicato sul sito internet del Distretto di Francia della FSSPX:
La Porte Latine




Una lettera che si pretende firmata da 37 sacerdoti del Distretto di Francia, è stata pubblicata alcuni giorni fa su un sito anonimo.
Dopo aver preso tempo per procedere a delle verifiche, oggi siamo in grado di affermare che si è trattato di una bufala.

Se sfortunatamente è vero che alcuni sacerdoti si sono effettivamente lasciati andare a dei comportamenti anonimi e gravemente sovversivi contro l’autorità della Fraternità, fino a volere ottenere le dimissioni dei suoi Superiori, essi rappresentano solo un numero molto piccolo.

Tre di essi hanno dovuto essere immediatamente rimossi dal loro apostolato.
Noi esprimiamo il nostro dolore tanto più profondo per quanto questa attitudine non si fonda su alcunché di oggettivo (*). Questi sacerdoti si sono lasciati andare ad una sfiducia irragionevole contro l’autorità della Fraternità, mentre questa non fa altro che continuare nel suo ruolo di mantenimento e di difesa della fede in questa grave crisi che attraversa la Chiesa.

In questo mese di marzo, in cui la Fraternità San Pio X si consacra a San Giuseppe, essa ripone più che mai la sua fiducia nell’aiuto soprannaturale che il Patrono della Santa Chiesa non ha mai mancato di procurarle.

Comunque vada questa prova, la Fraternità continua serenamente il suo lavoro apostolico, nella fedeltà alla linea assegnatale da S. Ecc. Mons. Lefebvre, suo fondatore, per restaurare tutto in Cristo.

Nota
* - Le immutate posizioni della Fraternità sono state ricordate in particolare da Mons. Fellay nella conferenza fatta a Nantes il 1 marzo scorso e dal mio editoriale della lettera agli amici e benefattori del 3 marzo.


tratto da:http://www.unavox.it/Documenti/Doc0497_Comunicato_di_Don_de_Cacqueray_7-3-13.html